La belva giudea, per la regia coraggiosa di Gabriele Colferai, racconta la vicenda del pugile Hertzko Haft, meglio noto come “La Belva Giudea”, soprannome che dà il titolo al testo di Gianpiero Pumo, interprete protagonista della pièce insieme a Filippo Panigazzi. Uno spettacolo molto interessante, per l’appunto patrocinato dalla Comunità Ebraica di Roma, dal CONI e dalla Federazione Pugilistica Italiana, nonché vincitore del premio Miglior Regia al festival Shortlab 2018 e meritevole di menzione dal Teatro di Roma nella Giornata della Memoria 2019.

Da martedi 28 gennaio a domenica 2 febbraio, subito a ridosso e in occasione della Giornata Internazionale della Memoria 2020, giunta quest’anno al suo quindicesimo anniversario, si potrà assistere alla pièce “al meglio dei cinque round”, come recita il claim, uno spettacolo che osa unire cinema e teatro con la mission di far sì che una pagina così difficile della nostra Storia non ci sembri poi così lontana da non riuscire a ripetersi: “La performance teatrale si fonde con il mezzo cinematografico – spiega il regista – assecondando il ritmo della scrittura. Le riprese live permettono di scoprire dettagli e fragilità del protagonista, un pugile in carne ed ossa che lotta, suda e si racconta”. Un’operazione toccante in grado di riunire all’unisono il pubblico diviso tra cinema, serie TV e spettacoli teatrali (Qui il trailer dello spettacolo).

Prodotto da Dogma Theatre Company col sostegno del Centro di Cultura Ebraica e con la Direzione Artistica di Silvano Spada, La belva giudea, nome che fu dato a Hertzko Haft durante la sua carriera da pugile nei campi di concentramento tedeschi, racconta una storia tragica ma anche felicemente monumentale, di un uomo che, internato alla sola età di quattordici anni, non si è mai arreso al suo destino e ha combattuto il nazismo guidato dall’amore per Leah.

Dotato di una buona stazza muscolare e una notevole resistenza fisica, venne scelto da un ufficiale delle SS come “volontario” per incontri di boxe fra prigionieri. Hertzko vinse 75 incontri. Una volta libero, sbarcò in America sotto il nome di Harry Haft per ritrovare Leah. Doveva far apparire il suo nome su tutti i giornali per farle sapere che anche lui era fuggito negli States. E c’era un solo modo per farlo: sconfiggere il campione del mondo dei pesi massimi, Rocky Marciano.

“Questo progetto vuole raccontare una pagina di Storia tristemente nota con un punto di vista inedito: la boxe – spiega Colferai. La storia privata di Harry rappresenta problematiche più che mai attuali: leggi basate sulla razza, l’accoglienza di chi fugge dalla guerra, la spettacolarizzazione della violenza. L’impostazione cinematografica dello spettacolo permette allo spettatore di percepire l’attualità di questa storia e la sua contemporaneità nelle tematiche affrontate. La boxe, protagonista di questa storia, in America gli restituisce la dignità che in Europa gli aveva tolto. Nonostante la violenza in esso connaturata, questo sport non fa distinzione di razza, credo religioso o paese di provenienza. Su un ring tutti sudiamo allo stesso modo. Tutti sanguiniamo allo stesso modo”.

Info: https://off-offtheatre.com/events/la-belva-giudea/

Continua a leggere su The Grand House Magazine.